14 - Quali sono i paradigmi che governano la tua vita? Coaching e Counseling in azione!

Abbiamo detto che nel Counseling (come nel Coaching) accompagniamo un cliente da una situazione percepita come limitante, in cui si manifesta un problema verso una situazione desiderata, di apertura e risoluzione.


Definiamo appunto col termine “Stato Problema” il punto di partenza del nostro cammino col cliente. Esso è ,per così dire, l’insieme delle sue concezioni, percezioni, emozioni e comportamenti che in quel momento storico non sono funzionali ad uscire da uno stato di crisi e malessere.


Questo insieme di fattori così organizzati nella vita del nostro cliente sono la causa del mantenimento del suo problema.

Le fasi iniziali del percorso sono dedicate soprattutto ad approfondire questo tema con l’ascolto attivo ed anche con domande specifiche per capire a chi livello si manifesta il problema, da quanto tempo, con chi ed in quale contesto. E’ inoltre opportuno comprendere quali sensazioni fisiche sono associate al suo manifestarsi.


Uscire dal problema comporta un allargamento della percezione e della “mappa” del cliente. Comprendere prima di tutto il suo paradigma dominante, cioè quella teoria, quel modello, quella filosofia di vita che per lui ha senso e che spesso mantiene in essere la crisi.


Mi è di recente capitato di lavorare con una donna che era frustrata e arrabbiata per il fatto che il figlio adolescente non la ascoltasse mai. Secondo lei la colpa era tutta del figlio, il quale, a detta sua, si disinteressava di lei, della famiglia, dello studio e dei suoi doveri di figlio: era un immaturo!


Il suo paradigma dominante consisteva nel pretendere di essere ascoltata e che il figlio “dovesse” ascoltarla sempre, senza però prendere in considerazione come si stesse usando lei nella comunicazione e nella relazione e quanto fosse importante lavorare su aspetti sotto il suo controllo piuttosto che sulle sue aspettative.


Quando si riscontra e si osserva un paradigma disfunzionale nella vita di un cliente occorre saperglielo restituire affinché si possa almeno ipotizzare di poterlo mettere in discussione.


Il lavoro fatto insieme, in questo caso, ha portato ad un miglioramento della comunicazione, alla consapevolezza dei propri bisogni e dei sentimenti fino ad allora inespressi. La cliente ha recuperato un buon margine di autonomia e di controllo su quelle che erano le sue pretese, passando a semplici preferenze e imparando ad attivare nuovi modelli di comunicazione funzionali al rapporto con suo figlio.


Per fare un esempio alternativo di paradigma nelle discipline terapeutiche si pensi ad esempio a quello della psicoterapia. Fino agli anni 60 e 70 il paradigma dominante della psicologia era quello di finalizzare il trattamento allo sviluppo delle capacità di adattamento al contesto. Il contesto veniva considerato come dato immutabile, in tutti i suoi aspetti, sociali e valoriali. Qualunque infrazione che comportava malessere dipendeva da deficit o conflitti della persona e dunque dalle sue inadeguatezze. In parole povere se il paziente non si conformava agli standard richiesti dalla comunità, era un disadattato!


Attualmente, con l’avvento della psicologia positiva, umanistica e transpersonale si sta prendendo in considerazione che l’uomo ha dei desideri, delle ambizioni, un desiderio di autorealizzazione e felicità che spesso vanno oltre la dimensione di adattamento. Per soddisfare questi bisogni occorre andare oltre la capacità adattiva, imparando a progettare e generare soluzioni personalizzate allenando piuttosto la capacità creativa dell’individuo.

Anche questo è dunque un cambio di paradigma!


Durante la nostra vita, noi elaboriamo costantemente delle idee guida, delle concezioni, delle visioni filosofiche dell’esistenza e la nostra vita nel concreto si manifesta come realizzazione di queste concezioni. Non dobbiamo pensare però che queste concezioni siano esplicite. Spesso sono abbozzi, immagini, embrioni di idee, puzzle di pensieri, che pur nelle loro contraddizioni, incoerenze e incompiutezze guidano scelte e azioni. Possiamo avere uno o più paradigmi dominanti. Ma alla fine c’è sempre un paradigma predominante che è la sintesi di tutti quelli che riguardano gli aspetti più disparati della nostra esistenza.


Il paradigma è un modo di concepire la propria vita, se stessi, le relazioni e le competenze e che determina il modo con cui ci si rapporta alla realtà, sia in termini di percezioni che in termini di decisioni, progetti, scelte e azioni. Attenzione non è solo percezione, ma concezione. È dal modo con cui concepisco la realtà che derivano le mie percezioni.


Nell’analisi dello Stato Problema è compito del Counselor rintracciare i principali paradigmi che la persona concepisce in relazione alle sfere dell’autodeterminazione della propria vita.


Quali sono i paradigmi che orientano la tua vita privata e professionale, governano i tuoi rapporti interpersonali?

Quali frutti raccogli dall'albero della vita?




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       Stefano Leone

  • Life Coach Umanistico (AICP)

  • Counselor della famiglia e delle relazioni

  • Formatore, Consulente in comunicazione (AT)

  • PNL Master (IANLP & SNLP certification​)

Telefono: 340 3316531

skype: leone.stefano

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