6 - Si può allenare la felicità?


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Si può allenare la felicità?


Partiamo col dire che la felicità si può osservare sotto almeno tre profili: filosofico, spirituale, psicologico. Ognuno dei quali concorda sul fatto che essa sia più un prodotto che non un fenomeno in sé.


Dal punto di vista filosofico, Epicuro ci parla di stato derivante dalla soddisfazione di Desideri Naturali e Necessari quali ad esempio: l'amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l'amore, il vestirsi, le cure ecc. Mentre i desideri meno naturali e meno necessari quali: fama, prestigio, potere, successo e gloria porterebbero a sicuri dispiaceri. A noi la scelta!

Anche Maslow parla di bisogni primari e secondari da soddisfare per essere felici, se poi aggiungiamo la prospettiva Umanista (V.Frankl) di dare un senso e un significato alla propria esistenza e che ogni uomo possiede un sano desiderio di autorealizzazione, possiamo mettere le basi per un ulteriore riflessione.


L’uomo sperimenta dunque un sentimento di felicità quanto più soddisfa i suoi desideri naturali e necessari, cioè quando si inventa il modo e si motiva per raggiungere degli obiettivi di vita in funzione di uno scopo che dia senso e significato al suo vivere. Questo movimento dell’essere umano implica il dispiegamento di energie mentali e fisiche nonché l’espressione piena delle proprie potenzialità.

Gli antichi filosofi non parlavano di potenzialità ma di virtù dalle quali oggi le facciamo derivare, quali ad esempio la saggezza, il coraggio, l’umanità, la giustizia, la temperanza, la trascendenza e via di seguito. E’ con l’avvento della psicologia positiva (Seligman) che anche in ambito psicologico si comincia a mettere l’accento e spostare l’interesse su queste virtù e sulle potenzialità dell’uomo piuttosto che sui suoi limiti e disturbi di cui ormai conosciamo tutti tutto.


Sì, sappiamo tutto dei mali dell’uomo (li abbiamo catalogati in tutti i modi) ma quali sono i suoi punti di forza??? Mah!


Il Coaching Umanistico oggi afferma con assoluta certezza che in presenza di una mancata espressione o repressione di una qualunque delle potenzialità dell’uomo, si può manifestare sofferenza. Si sposta dunque il paradigma della “cura” o del “prendersi cura” dell’uomo ricercando più questa omissione espressiva (non esprimo qualche potenzialità) che non altri “mali” profondi.


Stai male? Qual è la potenzialità che non stai esprimendo attualmente nelle tue relazioni, nel tuo lavoro, nel tuo tempo libero?...


Se un individuo soffre in una relazione può essere che la sua felicità data dall’amare sia compromessa perché non riesce ad esprimere alcune potenzialità legate alla virtù dell’Umanità, quali ad esempio l’essere gentile ed empatico, oppure l’essere accogliente ed interessato o ancora il sapersi regolare nei toni e nei modi.


Se un altro individuo soffre nel suo lavoro e la sua felicità del “fare” è compromessa, può essere che la sua professione non gli offra più la possibilità di esprimere certe potenzialità legate alla virtù della saggezza quali l’apprendimento di nuove competenze, la progettazione, la curiosità o la creatività.


Se un adolescente o una persona adulta è confusa o si sente derealizzata può darsi che non stia coltivando potenzialità quali la spiritualità, la trascendenza utili a scoprire il proprio ruolo nel mondo ecc.


Potrei fare numerosi altri esempi, ma il succo è questo: non è possibile provare felicità se non ci si esprime, se non si coltivano e non si esprimono le proprie qualità intrinseche. Il punto non è soddisfare dunque solo i bisogni materiali, ma è dare libera espressione alle proprie competenze e qualità interiori che possano manifestarsi liberamente nel raggiungimento dei propri obiettivi. E queste potenzialità si esprimono sempre in un contesto di relazione. Sono cioè relazionali. Impossibile trovare una qualche forma di felicità che non ci metta in comunione con gli altri spiriti.


Il rischio di “vivere di rendita”.


Ci sono molte persone che non si “affannano” nella vita, a cui sembra andare sempre tutto bene… in fondo sembrano essere felici.

Diciamo che in Analisi Transazionale potrebbero essere i classici individui che percorrono un “copione di vita banale". Non si fanno domande né si danno risposte. Tutto sembra scorrere nella più banale normalità. Del resto “Chi si accontenta gode” dice il detto. Tutto si può fare nella vita. E non c’è una strada giusta ed una sbagliata. Una cosa è certa però che le leve della motivazione sono due e sempre le stesse: Dolore e Piacere.

Sta a noi renderci conto quando il dolore bussa (e prima o poi il dolore bussa sempre) cosa farcene e capire in quale direzione è il nostro piacere.

A questo punto della vita, anche chi ha vissuto di rendita, è chiamato a dare delle risposte… un significato.


Come ho accennato nel post 5 del mio blog, è importante porsi obiettivi proprio per uscire da copioni banali o copioni “perdenti” che non sono altro che strategie di vita scritte nell’infanzia e rinforzate in seguito da idee, convinzioni e stati emotivi che ci hanno magari salvato la pelle quando non eravamo ancora capaci di intendere e di volere ma che ora, in età adulta, risultano approssimativi, disfunzionali e non più utili ad esprimere al meglio noi stessi e le nostre potenzialità.


“Dai suoi frutti, riconoscerete l’albero…”


E’ proprio dai nostri frutti che possiamo comprendere se siamo soddisfatti o meno della nostra vita:

- Mi piace il mio lavoro? Riesco a esprimere al meglio le mie potenzialità (creatività, progettualità apprendimento ecc.?)

- Mi soddisfa la mia relazione? Soddisfo i miei bisogni? Riesco a esprimere l’amore, il rispetto, la gentilezza, l’ascolto, l’empatia ecc.?

- Come sono le mie amicizie? …

- Cosa voglio combinare nella mia vita? Cosa mi guida? Dove voglio arrivare? Come immagino la mia vita fra 5 anni?...


Se abbiamo scelto e deciso quale vita vivere, quale mestiere ci rappresenta, quali relazioni mi elevano, quali valori scelgo di vivere e quali scelgo di abbandonare… allora potremo provare la felicità vera, quella inesauribile che deriva dal perseguire con costanza le nostre mete e i nostri valori.


Per fortuna non è mai troppo tardi per allenarsi alla felicità! Quando la puntura della consapevolezza punge…. L’uomo risponde con coraggio e amore per la vita.


Stefano Leone Coach.


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       Stefano Leone

  • Life Coach Umanistico (AICP)

  • Counselor della famiglia e delle relazioni

  • Formatore, Consulente in comunicazione (AT)

  • PNL Master (IANLP & SNLP certification​)

Telefono: 340 3316531

skype: leone.stefano

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